Palazzo Reale

Palazzo Reale

ITA   ENG

Mostra Georges de La Tour Milano

MILANO
Palazzo Reale
07.02.2020 - 07.06.2020

Il percorso

Georges de la Tour è una delle grandi riscoperte artistiche del Novecento. Dal 1915, anno in cui il tedesco Hermann Voss pubblicò un articolo rivelatore sulla sua opera, il pittore del Seicento francese non smette di affascinare generazioni intere di storici dell’arte, che si prodigano alla ricerca di documenti, quadri e disegni preparatori che testimonino l’attività di un artista straordinario, non convenzionale ed emozionante.

1.Maddalena alla luce della candela.

La Maddalena è una figura femminile catalizzatrice nella pittura “dal naturale” della prima metà del Seicento. Raffigurata spesso a lume notturno, la sua immagine è in grado di attivare una serie di riflessioni su temi come la bellezza femminile, la conversione e il destino umano.

Georges de La Tour dipinse la Maddalena almeno quattro volte, con variazioni minime, ma talvolta essenziali, per comprendere le capacità di sperimentazione formale dell’autore. La Maddalena penitente di Washington presenta soluzioni compositive più complesse rispetto alle altre versioni. Le caratteristiche di quest’opera suggeriscono il rimando non solo a immagini altrettanto inusuali e intense, come la Maddalena di Jan Lievens, artista spesso citato a confronto con La Tour, ma anche di allegorie profane che presentano gli stessi elementi compositivi.

Come per la Maddalena di La Tour, la figura sola, inquadrata di notte e accompagnata da pochi oggetti che ne definiscono le qualità spirituali, è una caratteristica della Vanitas di Gerrit van Honthorst. Ed è proprio dai capolavori dell’Honthorst romano che sembrano dipendere gli esordi di Paulus Bor, altro protagonista della pittura di notturni.

Non può mancare, fin dall’inizio, il mondo notturno di Trophime Bigot, a volte identificato con il Maestro del lume, così da proporre un confronto stilistico fra varie accezioni di “pittura a lume artificiale”, ma anche fra la tensione spirituale del soggetto religioso e l’allegoria della meditazione.

2. Gli Apostoli di Albi e le nuove immagini dei santi.

La vicenda degli Apostoli di Albi è una delle acquisizioni più importanti per il percorso di La Tour. L’artista eseguì una serie completa di apostoli a mezza figura che dovevano essere disposti intorno alla immagine di Cristo. Sembra che i dipinti fossero portati (o riportati) nella cattedrale di Albi, grazie all’azione del canonico Jean-Baptiste Nualart, che li avrebbe recuperati a Parigi, forse da François de Camps, precedente canonico e vicario generale della diocesi di Albi.

In un inventario del 1795, la serie è registrata intera e attribuita, per l’aspetto potente e tenebroso, a Caravaggio. In seguito alla novecentesca riscoperta del pittore, la serie viene esaminata in maniera complessiva e vengono distinti gli originali di La Tour dalle copie; all’interno della serie, solo due, San Giacomo Minore e San Giuda Taddeo, entrambi in questa sezione, sono riferiti al pittore. Le altre opere erano state sostituite da copie, forse per via delle compromesse condizioni conservative degli originali. Alcuni degli altri apostoli di La Tour di questa serie sono successivamente ricomparsi: per esempio il San Filippo, oggi conservato a Norfolk e eccezionalmente esposto qui con gli altri due.

Gli originali di La Tour sono  affiancati da altri dipinti rappresentanti gli evangelisti, sempre parte di una serie, eseguiti da artisti in passato accostati a La Tour o confusi con lui, quali Frans Hals e Jan van Bijlert.

3. Dopo Caravaggio

In questa sezione vengono esposte le opere di artisti fin qui già citati come possibili punti di riferimento per la formazione dell’artista, ancora difficile da immaginare.

Tra coloro che sostengono che La Tour abbia fatto un viaggio di formazione in Italia, c’è chi ha individuato nelle esperienze di Spadarino, fondamentali anche per Paulus Bor, un terreno di fertile riflessione per l’artista lorenese. Più tradizionalmente una traccia per la diffusione della cultura post caravaggesca in Francia era stata ravvisata nell’opera di Carlo Saraceni.

Un quadro di notte di Saraceni è qui presentato con il Cristo fra i dottori di Bor, in cui l’artista sembra rielaborare uno dei risultati della pittura “dal naturale” di ambito saraceniano, il quadro con figure piccole immerse in ampi spazi scuri. Alcune opere riferibili al corso del terzo decennio del Seicento, come il San Gerolamo di Palazzo Barberini e la Cattura di Cristo della Galleria Spada permettono inoltre di ripercorrere la difficile questione del Candlelight Master, pittore così definito da Benedict Nicolson e da lui stesso poi identificato con Trophime Bigot, problematica figura di artista attivo a Roma ancora negli anni Trenta.

La Cena con sponsali, un importante dipinto dell’Honthorst “italiano” rimanda immediatamente alle soluzioni compositive e luministiche di La Tour.

4. Gli inganni del realismo

Questa importante selezione di capolavori di La Tour consente di mettere a fuoco la sua dimestichezza con la scena di genere e le sue radicali invenzioni in questo ambito. Nonostante

alcuni pittori francesi, di ritorno da Roma, avessero già trasferito in Francia l’eredità delle novità caravaggesche, le opere di La Tour che rappresentano risse e taverne non cessano di sollevare interrogativi. Le grandi dimensioni dei dipinti, la difficoltà di identificare a volte i soggetti, la crudezza delle rappresentazioni non sembrano in relazione stretta con gli esiti di nessun artista contemporaneo. Tra di essi la Rissa di musici del Getty Museum di Los Angeles, non fa parte della produzione cosiddetta notturna di La Tour, ma anzi descrive con accenti quasi disperati ma molto precisi una rissa, in cui probabilmente uno dei contendenti cerca di spruzzare un limone sugli occhi dell’avversario per svelarne la finta cecità.

Scene notturne e isolamento di oggetti metallici alla luce della candela immergono in questa sala lo spettatore in notti animate da scene profane o religiose, facendogli sperimentare l'incanto del chiaroscuro e l'inganno dei sensi.

Con alcuni capolavori, è possibile osservare come lo splendore della luce, declinata da Honthorst e La Tour in modi diversi e sorprendenti, sia il principio del dipingere in grado di far affiorare le emozioni umane, suscitate dal gioco, dal vino e dalla musica, sottratte all'ombra e consegnate al mondo  della pittura, capace di superare ogni dimensione temporale conservando la bellezza degli oggetti, dei profili femminili, la fragilità delle azioni e dei sentimenti.

5. Una povertà monumentale

I dipinti raffiguranti i due Vecchi del Museo di San Francisco costituiscono un eccezionale trait d’union fra le opere che rappresentano l’ambiguità del realismo di La Tour e quelle qui presenti, concentrate intorno allo straordinario Suonatore di ghironda con il cane di Bergues.

I due dipinti di San Francisco potrebbero essere considerati dei ritratti; allo stesso tempo, l’espressione della donna, che sembra rivolgersi con piglio energico all’uomo dall’aria mite e quasi rassegnata, raffigurato nel suo pendant, farebbe pensare a un rapporto quasi narrativo fra i due, da inquadrare nell’ambito di una rappresentazione teatrale.

La giustapposizione di tinte pure e squillanti negli abiti del vecchio e la definizione del prezioso grembiule della vecchia, cedono il passo alle tinte sobrie e terrose utilizzate per il grande Suonatore di ghironda con il cane del museo di Bergues. Per gran parte degli studiosi i tre quadri sarebbero inoltre da considerare giovanili, accomunati come sono dalla stessa trattazione dello sfondo.

La gigantesca e impressionante immagine del Suonatore di ghironda con il cane, il dipinto più grande a noi pervenuto di La Tour, è qui esposto a confronto con le stampe di Jacques Bellange e di Jacques Callot che ritraggono analoghi personaggi. Il suonatore di ghironda, spesso cieco nella tradizione popolare, che suonava per le strade chiedendo l’elemosina, era un personaggio familiare alla cultura di immagini della Lorena.

6. Dipingere la notte

Filo conduttore della mostra, la riflessione di La Tour sulle possibilità espressive dell’illuminazione notturna, è qui presentata attraverso esempi significativi del lume artificiale.

Sono qui riuniti capolavori del pittore lorenese che, in maniera diversa, per ambito e per datazione, sono emblematici per l’uso del notturno. Prima fra tutti, l’opera che rappresenta Giobbe deriso da sua moglie, nella quale il ruolo da protagonista è affidato ancora una volta alla candela: la fiamma, con la sua traccia di fumo sulla veste della donna, schiarisce le forme al centro del dipinto, genera un effetto di controluce che amplifica il suo gesto, costruendo e proiettando la sofferenza del dialogo.

Il celebre Giovane che soffia su un tizzone rappresenta un altro aspetto della produzione di notturni da parte di La Tour, legato a un motivo comune del repertorio internazionale della scena di genere.

La presenza dell’Educazione della Vergine, della Frick Collection di New York, consente di esplorare una ulteriore accezione del lume artificiale con l’ingresso in un clima concentrato e sereno, in una quiete domestica lontana dal dramma che si svolge fra Giobbe e la moglie.

7. “Un San Sebastiano in una notte”

Questa sezione si incentra su un solo quadro, molto significativo per interrogarsi su un momento fondamentale della carriera del pittore.

Dobbiamo a un erudito settecentesco la notizia che La Tour avesse regalato al re Luigi XIII un dipinto che raffigurava un “San Sebastiano in una notte”, che il re aveva apprezzato così tanto da rimuovere ogni altro quadro nella sua camera da letto per poterlo esporre da solo.

Un San Sebastiano curato da Irene nello stile di La Tour, in formato orizzontale, si conosce in almeno dieci versioni, fra le quali tre, oggi conservate una al Musée des Beaux Arts di Orléans, una al Musée des Beaux Arts di Rouen e una al Kimbell Museum di Fort Worth sono considerate quelle di qualità più elevata, senza che in nessuna sia stata, in maniera concorde, ravvisato l’originale. L’esistenza di tutte queste copie farebbe pensare che la composizione fosse celebre e quindi corrispondente al quadro entrato nelle collezioni reali, in una data forse prossima al 1639, quando Georges de La Tour è documentato a Parigi e quando riceve il titolo di pittore ordinario del re: proprio il San Sebastiano curato da Irene potrebbe essere stato il dipinto con cui il pittore lorenese fece il suo ingresso a corte.

8. La realtà della solitudine

L’ultima sezione è dedicata al capolavoro degli anni tardi, il San Giovanni Battista nel deserto di Vic-sur -Seille, identificato come opera dell’artista da Pierre Rosenberg e poi pubblicato fra il 1994 e il 1995. Con questo dipinto, che raffigura il santo precursore di Cristo e il legame fra l’Antico e il Nuovo Testamento, La Tour procede a una estrema semplificazione della composizione e spinge la pittura verso l’assoluta concentrazione formale, addirittura ai “bordi del nulla”, secondo la definizione di Jean Pierre Cuzin (2010).

San Giovanni Battista aveva trascorso un lungo periodo nel deserto, lo spazio della solitudine e della meditazione, esperienza che lo accomuna a Cristo e che sarà seguita dagli eremiti cristiani, alla ricerca della fede in luoghi distanti dal rumore della realtà e dalla vita distratta degli uomini. La privazione evocata dal deserto si traduce, nel dipinto di La Tour, nella mancanza di ogni elemento esornativo; l’eliminazione degli oggetti quotidiani trasporta la figura in un mondo che appare distante da quello esperibile, una ulteriore accezione di quel concetto di realtà di cui la pittura di La Tour mostra i limiti e la complessità.

Copyright © 2020, MondoMostre Skira. All Rights Reserved

Mostra Georges de La Tour
Palazzo Reale, Piazza del Duomo, 12 - 20122 Milano
Dal 07/02/2020 al 07/06/2020.